L’agiata lotta sado-maso del piccolo Trotsky di Atene

Riassumendo. Con Tsipras Varoufakis vince in Grecia e proclama via referendum l’autonomia dell’economia dalla politica, bel marxista dei miei stivali. Sa, anche quando schiaffeggia la Commissione di Bruxelles e la Bce e il Fondo monetario, sa di avere ereditato il peggio del peggio dall’azione delle classi dirigenti truffaldine, che volevano vivere a spese altrui, sa tutto, perché è un demente ma pieno di informazioni e di idee, ha una bella motocicletta, si destreggia in modo hollywoodiano tra le star della gauche; epperò mentre Tsipras si rende conto che l’hanno fatta grossa nella sfida ribalda all’euro, incrudelendo nell’azione di impoverimento del paese e del popolo, e capisce che bisogna metterci una bella toppa, sopportandone i costi, cercando di limitare i danni, realizza che le banche saranno anche rapine istituzionali ma i loro sportelli risultano necessari a nutrire la famiglia, e quando chiudono sono guai, lui no, Yanis sbatte la porta e se ne va incollerito. Solito ciclo di conferenze per ogni dove, coccole da quei miserabili del mondo finanziario che la notte si svegliano perché sono nell’ansia di non avere abbastanza culi da dare via alle favole antiliberali e antiglobalizzatrici, trattamento di prima classe dal Guardian, dal Monde e dall’Observer, incarichi nelle università della Ivy League della east coast, liste ridicole e fallimentari alle elezioni europee, propaganda contro il governo nei cui ranghi è diventato adulto e contro i vecchi compagni che intanto tirano fuori il paese dalla condizione miserabile in cui era piombato. Infine la lista di disturbo ideologico per fottere Tsipras nel momento della verifica finale, quando l’avversario approfitta di un paese salvato e rimesso in piedi dal suo baratro debitorio per riprenderselo a basso costo. Ma si può essere più di così un manigoldo?
Luciana Castellina del Manifesto, venerabile nella sua combattività, passa il tempo di recente a celebrare una storia aureolata del dissenso. Dimentica regolarmente che del famoso dissenso estremista dei manifestardi facevano parte l’elogio della Chine de Maò, dei “bombardamenti del quartier generale” e del “ribellarsi è giusto” che avevano prodotto a milioni le vittime dell’anarchia di partito e di carisma programmata nella Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, e vabbè; ma almeno Luciana Castellina, che a Varoufakis in teoria dovrebbe tremendamente assomigliare, si è candidata con Tsipras, ha spiegato ai creduloni della sua parte che il capo di Syriza non è un “traditore”, è semplicemente uno che ha voluto salvare quello che si poteva ragionevolmente salvare nella rovina comune indotta dai comportamenti del passato e dalla imperturbabile vendicatività del capitale imprestato a gente che truccava i conti, cercando per di più di salvaguardare minime ma decisive garanzie sociali. Mi sembra un modo decente di approdare alla ragione politica dopo tante divertenti deviazioni. Varoufakis no, non ha voluto cedere di un millimetro, è sempre lo stesso militante orgoglioso del nichilismo protestatario impotente, è sempre il piccolo Trotsky di Atene, si finge tradito e perseguitato dall’alto del suo combattimento agiato sado-maso. Avrà i complimenti della haute internazionale, le pernacchie del popolo, e nella loro modestia ecco i miei insulti Truce-mood.